Sanità

Strutture accreditate e convenzionate nel sistema sanitario italiano

Il sistema sanitario nazionale (SSN) rappresenta uno dei pilastri fondamentali dello stato sociale italiano, ma la sua efficienza dipende da un complesso ecosistema di attori pubblici e privati che collaborano per garantire cure accessibili e di qualità.

Al centro di questo modello si trovano le strutture sanitarie accreditate e convenzionate, soggetti spesso citati ma raramente compresi nella loro complessità normativa e operativa.

Non si tratta semplicemente di "cliniche private che lavorano con il pubblico", ma di un sistema regolato da procedure rigorose, valutazioni periodiche e un equilibrio delicato tra autonomia gestionale e vincoli pubblicistici.

La distinzione tra accreditamento e convenzione riflette una logica precisa: l'accreditamento è un titolo di qualità, la convenzione è un contratto di servizio.

Una struttura può essere accreditata ma non convenzionata, mentre l'inverso è impossibile.

Questo dettaglio normativo ha implicazioni pratiche notevoli per pazienti, professionisti sanitari e imprenditori del settore.


Cos'è l’accreditamento sanitario in Italia

L'accreditamento si configura come un atto di certificazione della qualità e sicurezza delle prestazioni erogate da una struttura sanitaria, pubblica o privata.

Il processo viene formalizzato attraverso una valutazione esterna condotta da organismi terzi indipendenti, che verificano il rispetto di parametri prestabiliti.

Questi criteri non sono arbitrari ma derivano da una sedimentazione normativa che affonda le radici nel Decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997, numero 14, e si è evoluto con il Decreto Legislativo 502 del 1992 e successive modifiche, fino alle più recenti disposizioni contenute nei Piani Sanitari Nazionali e Regionali.

Il fulcro della normativa è il cosiddetto "accreditamento istituzionale", che attesta la conformità di una struttura ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Questi ultimi rappresentano il paniere minimo di prestazioni che il sistema sanitario nazionale deve garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla regione di residenza.

L'accreditamento istituzionale si affianca spesso all'accreditamento "di eccellenza", volontario, che le strutture possono richiedere per distinguersi ulteriormente sul mercato.

Il percorso di valutazione è estremamente dettagliato.

Gli ispettori degli organismi di accreditamento analizzano documenti, intervistano il personale, osservano le procedure cliniche e verificano l'aderenza a protocolli specifici.

I criteri valutativi spaziano dalla gestione del rischio clinico alla tracciabilità dei farmaci, dalla prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza alla gestione delle emergenze interne ed esterne.

Non basta dimostrare di possedere le attrezzature: occorre provare che vengano utilizzate correttamente, mantenute periodicamente e gestite da personale competente.

Un aspetto trascurato ma cruciale è l'accreditamento del personale medico e paramedico.

Le strutture devono dimostrare che il loro gruppo di lavoro possiede titoli abilitanti aggiornati, partecipa a programmi di formazione continua e rispetta i limiti di orario e carico di lavoro previsti dai contratti collettivi.

Questo aspetto è particolarmente stringente per le strutture private, soggette a controlli più rigidi rispetto alle aziende ospedaliere pubbliche che beneficiano di una sorta di "presunzione di conformità".


Convenzione con il SSN: il contratto che trasforma il privato in pubblico

La convenzione rappresenta il passaggio successivo: una volta acquisito l'accreditamento, la struttura può negoziare con la Regione un accordo per erogare prestazioni a carico del sistema sanitario.

Questo contratto definisce volumi, tariffe, tempi di attesa massimi e requisiti di rendicontazione.

Non si tratta di una mera autorizzazione ma di un vero e proprio contratto di appalto sanitario, regolato dal Codice dei Contratti Pubblici e dalle specifiche disposizioni regionali.

Le tariffe convenzionate sono fissate dalle Regioni e spesso si basano sui "Raggruppamenti Omogenei di Diagnosi" per le ospedalizzazioni e sui "Nomenclatori Tariffari" per le prestazioni ambulatoriali.

Questi importi sono generalmente inferiori a quelli di mercato, ma la convenzione garantisce un flusso di pazienti stabile e la possibilità di fatturare direttamente al sistema pubblico, senza richiedere il pagamento anticipato al paziente.

Esistono diverse tipologie di convenzioni.

Quelle "a totale carico" prevedono che l'intero costo della prestazione sia a carico dello Stato, con l'utente che paga eventualmente solo la quota di partecipazione regionale.

Quelle "a parziale carico" richiedono un pagamento congiunto da parte del paziente, mentre le convenzioni "a libera professione" consentono alla struttura di applicare tariffe maggiori per servizi aggiuntivi o di maggior comodità, pur mantenendo la base convenzionata.

Un elemento critico è la "programmazione regionale".

Le Regioni stabiliscono annualmente i volumi massimi di prestazioni convenzionabili per ciascuna disciplina, per evitare sprechi e sovraffollamenti.

Una struttura può essere accreditata per una determinata specialità ma non ricevere volumi convenzionati se la Regione ritiene che l'offerta pubblica sia già sufficiente.

Questo crea una competizione tra strutture private per accaparrarsi le "quote" disponibili, spesso basata su qualità, tempi di attesa e prossimità geografica.


Il percorso di accreditamento: procedure, tempistiche e costi

Il percorso per diventare struttura accreditata è lungo e costoso.

Inizia con l'"autovalutazione", fase in cui la struttura compila un fascicolo dettagliato che documenta ogni aspetto organizzativo, clinico e gestionale.

Questo materiale viene poi sottoposto all'organismo di accreditamento regionale o nazionale, come l'Agenzia per la Valutazione e la Qualità negli Istituti di Cura o organismi privati riconosciuti dal Ministero della Salute.

L'ispezione successiva prevede visite in loco che possono durare da due a cinque giorni, a seconda della complessità della struttura.

Gli ispettori intervistano il direttore sanitario, i responsabili di dipartimento, il personale infermieristico e amministrativo.

Verificano la presenza di protocolli scritti, la loro attuazione pratica, la gestione delle scorte farmaceutiche, la manutenzione delle apparecchiature e la sicurezza degli ambienti.

Ogni mancata conformità viene classificata come "critica", "maggiore" o "minore", e la struttura deve presentare un piano di risanamento con tempi precisi.

I costi dell'accreditamento sono sostanziali.

Oltre alle tariffe degli organismi di certificazione (che possono variare da cinquemila a cinquantamila euro a seconda della dimensione), vi sono costi indiretti come la consulenza specialistica, l'adeguamento strutturale, la formazione del personale e la redazione della documentazione.

Molte strutture private investono anche in programmi informatici di gestione della qualità per automatizzare la rendicontazione e il monitoraggio degli indicatori.

Una volta ottenuto, l'accreditamento ha una durata tipica di due o tre anni, al termine dei quali la struttura deve sottoporsi a una verifica di sorveglianza o a un nuovo ciclo completo.

Questo mantiene viva la pressione al miglioramento continuo, ma crea anche un carico amministrativo significativo che le strutture più piccole faticano a sostenere.


Tipologie di strutture e prestazioni

Il panorama delle strutture accreditate è estremamente variegato.

Si va dagli ospedali privati di alta specializzazione alle case di cura per anziani, dalle cliniche riabilitative agli ambulatori specialistici, dai centri di diagnostica per immagini ai laboratori di analisi.

Ogni tipologia ha requisiti specifici.

Gli ospedali privati accreditati, ad esempio, devono possedere pronto soccorso attivo ogni giorno per ventiquattro ore, sale operatorie con standard di sicurezza elevati, unità di terapia intensiva e un catalogo di specialità completo.

Le case di cura, invece, si focalizzano su lungodegenza e riabilitazione, con requisiti meno stringenti ma maggiori attenzioni alla qualità della vita residenziale.

Gli ambulatori specialistici possono accreditarsi per singole discipline, come cardiologia o ortopedia, e devono dimostrare la presenza di apparecchiature specifiche e medici con particolari specializzazioni.

Una categoria a sé sono le strutture per l'assistenza territoriale: centri diurni per disabili, residenze protette, servizi di cure palliative a domicilio.

Queste ultime rappresentano la frontiera più dinamica dell'accreditamento, in quanto rispondono alla transizione dal modello centrato sull'ospedale a quello di "ospitalità diffusa" promosso dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Le prestazioni erogabili in convenzione riflettono i LEA e sono codificate nel Nomenclatore Tariffario.

Non tutte le prestazioni possono essere convenzionate: quelle di alta specialità, come trapianti o terapie oncologiche innovative, rimangono spesso appannaggio esclusivo delle aziende ospedaliere pubbliche.

Le strutture private si concentrano su chirurgia programmata, diagnostica, riabilitazione e prestazioni ambulatoriali, settori in cui possono offrire tempi di attesa più brevi e maggiore flessibilità organizzativa.


Vantaggi per i pazienti: qualità, tempi e diritti

Per i cittadini, scegliere una struttura accreditata e convenzionata significa accedere a una garanzia multipla.

Prima di tutto, la qualità è certificata da un terzo indipendente, non auto-dichiarata.

Il paziente può consultare i resoconti di valutazione, spesso pubblicati sui siti regionali, e verificare i risultati clinici e la soddisfazione degli utenti.

Questo livello di trasparenza è superiore rispetto al libero mercato sanitario non regolamentato.

Secondo, i tempi di attesa sono generalmente più brevi rispetto al pubblico.

Le Regioni stabiliscono "tempi massimi di attesa garantiti" per le prestazioni convenzionate, e le strutture private devono rispettarli pena la decadenza dalla convenzione.

Questo crea un effetto di "competizione regolata" che spesso beneficia il paziente.

Terzo, la quota di partecipazione applicata è identica a quella delle strutture pubbliche, con le stesse esenzioni e riduzioni previste per reddito, età o patologia cronica.

Il paziente non paga di più per la "qualità privata", ma semplicemente la quota regionale.

Per le prestazioni a totale carico, come alcuni interventi chirurgici, potrebbe non pagare nulla.

Quarto, i diritti del paziente sono gli stessi del sistema sanitario nazionale.

La struttura deve garantire il consenso informato, la riservatezza dei dati, la possibilità di accesso al proprio fascicolo sanitario e la facoltà di reclamo.

In caso di danni da cattiva pratica medica, la responsabilità civile è assicurata e il paziente può rivolgersi al Tribunale come per qualsiasi altra struttura pubblica.

Un vantaggio meno evidente ma altrettanto importante è la continuità assistenziale.

Le strutture accreditate sono integrate nel sistema informativo regionale e devono condividere i dati clinici con il medico di medicina generale e con le aziende ospedaliere.

Questo evita duplicazioni di esami e garantisce un percorso clinico coerente.


Vantaggi e oneri per le strutture private

Per le strutture private, l'accreditamento e la convenzione rappresentano una doppia faccia.

Da un lato, offrono accesso a un flusso di pazienti garantito e a una legittimazione istituzionale che aumenta la reputazione.

Una clinica accreditata può pubblicizzare il suo stato, e questo costituisce un forte elemento di distinzione sul mercato.

Inoltre, la fatturazione diretta al sistema sanitario riduce i rischi di insolvenza e semplifica la gestione finanziaria.

Dall'altro lato, l'accreditamento impone vincoli stringenti e costi rilevanti che riducono la flessibilità imprenditoriale.

Le tariffe convenzionate sono spesso considerate basse rispetto ai costi operativi reali, specialmente per le strutture di alta specialità.

In molte Regioni, i rimborsi applicati alle strutture private sono scontati del dieci o venti per cento rispetto a quelli delle aziende pubbliche, sulla base del principio che le strutture private non devono sostenere costi di formazione e ricerca.

Questo squilibrio tariffario è fonte di continui contenziosi tra associazioni di categoria e Regioni.

Un altro onere significativo è la burocrazia.

Le strutture convenzionate devono inviare mensilmente resoconti dettagliati sui ricoveri, sulle prestazioni erogate, sui tempi di attesa e su indicatori di qualità.

Devono partecipare a riunioni di programmazione, adeguarsi a repentini cambi di politiche regionali e gestire verifiche ispettive esterne in qualsiasi momento.

Questo carico amministrativo richiede personale dedicato, con costi che le piccole strutture faticano a sostenere.

La dipendenza dai volumi programmati dalla Regione crea incertezza.

Una struttura può investire molto in attrezzature e personale per una data specialità, ma se l'anno successivo la Regione riduce le quote convenzionate per quella disciplina, la struttura si trova con capacità inutilizzate e costi fissi insostenibili.

Questo rischio disincentiva gli investimenti e favorisce un approccio conservativo, contrario alla logica di innovazione che dovrebbe caratterizzare il settore privato.

Infine, la convenzione comporta una perdita di autonomia.

La struttura non può rifiutare pazienti convenzionati, deve rispettare tempi di attesa rigidamente imposti e subire controlli su ogni aspetto gestionale.

Questo crea tensioni tra la logica imprenditoriale e quella pubblica, tensioni che spesso si risolvono in contenziosi legali o nella rinuncia alla convenzione da parte di strutture che scelgono di operare solo privatamente.


Criticità e controversie del sistema

Nonostante i vantaggi teorici, il sistema presenta criticità strutturali.

La prima è la mancanza di uniformità nazionale.

Ogni Regione ha propri organismi di accreditamento, propri manuali di procedure e propri criteri valutativi.

Una struttura con sedi in più Regioni deve sottoporsi a processi diversi, con costi e tempi moltiplicati.

Questa frammentazione contraddice il principio di uniformità dei LEA e crea disparità di accesso alla qualità.

La seconda criticità è la "corsa all'accreditamento" come mero esercizio di spunta di caselle.

Alcune strutture investono più nella documentazione che nella qualità reale, preparando fascicoli impeccabili ma mantenendo prassi cliniche discutibili.

Gli ispettori, spesso sovraccarichi di lavoro, non possono verificare tutto e finiscono per dare per scontato ciò che è scritto.

Questo fenomeno, noto come "conformità formale", riduce l'efficacia del sistema.

Un terzo problema è la scarsa pubblicità dei risultati.

Sebbene le Regioni pubblichino elenchi di strutture accreditate, raramente rendono disponibili i resoconti completi delle valutazioni.

Un paziente non può sapere se una struttura ha ottenuto l'accreditamento con riserve o se ha superato brillantemente ogni criterio.

Questa opacità limita la possibilità di scelta informata e riduce la pressione competitiva sulla qualità.

Una controversia persistente riguarda i tempi di pagamento del sistema sanitario nazionale.

Molte Regioni, soprattutto quelle in disavanzo finanziario, pagano le prestazioni convenzionate con ritardi che possono superare i centottanta giorni.

Questo crea gravi problemi di liquidità per le strutture private, che devono comunque pagare stipendi e fornitori.

Le associazioni di categoria hanno più volte minacciato di recedere collettivamente dalle convenzioni, ma la dipendenza dei pazienti da queste strutture ha finora impedito azioni drastiche.


Il ruolo delle regioni e l’asimmetria normativa

Le Regioni detengono un potere enorme.

Possono decidere quali specialità accreditare, quanti volumi convenzionare, quali tariffe applicare e quali requisiti aggiuntivi richiedere.

Questa autonomia ha portato a modelli diversi: la Lombardia ha promosso un forte sistema misto con ampia delega al privato, mentre la Toscana ha mantenuto un approccio più pubblico.

Il Veneto ha sviluppato un sistema integrato di "reti ospedaliere" dove pubblico e privato collaborano, ma con regole ferree.

Questa asimmetria crea però distorsioni.

Un cittadino lombardo può scegliere tra decine di strutture private convenzionate per un intervento di protesi all'anca, con tempi di attesa brevi.

Un cittadino calabrese potrebbe avere solo l'ospedale pubblico, con liste d'attesa di mesi.

Questo contraddice il principio di universalità e crea una sorta di "turismo sanitario involontario", con pazienti che si spostano tra Regioni per ottenere cure più rapidamente.

Il PNRR ha cercato di armonizzare il sistema attraverso il "Fondo per la non autosufficienza" e piani nazionali che impongono standard minimi comuni.

Tuttavia, le Regioni hanno ampia discrezione nell'implementazione, e i fondi sono stati spesso utilizzati per consolidare il pubblico piuttosto che per regolare il privato.

Un aspetto tecnico cruciale è il "Piano di Fabbisogno Assistenziale" (PFA) che ogni Regione deve redigere annualmente.

Il PFA analizza la domanda di salute della popolazione e definisce l'offerta necessaria.

Le strutture private devono confrontarsi con questo documento: se il PFA non prevede bisogno di una data specialità, nessuna convenzione verrà stipulata.

Questo strumento di programmazione centralizzata limita la concorrenza ma garantisce che l'offerta segua la domanda reale, non le logiche di mercato.


La trasparenza e gli Open data

Recentemente, la trasparenza è diventata una priorità.

Il Decreto Legislativo 33 del 2013 e il Piano Nazionale per la Trasparenza impongono alle Regioni di pubblicare dati su prestazioni, tempi di attesa e risultati clinici.

Il "Portale dei Servizi di Igiene e Sanità Pubblica" del Ministero raccoglie informazioni sugli accreditamenti, ma la qualità dei dati è discontinua.

Alcune Regioni, come l'Emilia-Romagna, hanno sviluppato quadri di controllo interattivi dove i cittadini possono confrontare tempi di attesa, tassi di complicazioni e soddisfazione per ogni struttura accreditata.

Altri, come la Sicilia, pubblicano solo elenchi statici e aggiornati con anni di ritardo.

Questa eterogeneità limita la capacità di confronto e riduce l'efficacia del mercato sanitario come strumento di qualità.

Un'innovazione promettente è l'"Anagrafe Nazionale delle Strutture e dei Professionisti Sanitari" (ANSP), in corso di implementazione.

Questo sistema dovrebbe consentire a ogni cittadino di verificare in tempo reale lo stato di accreditamento, le specialità coperte, i tempi di attesa e i risultati delle verifiche.

Tuttavia, la resistenza di molte Regioni a condividere dati dettagliati e la lentezza dell'adeguamento informatico hanno ritardato la piena operatività.

Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) ha aggiunto un livello di complessità.

Le strutture devono bilanciare la trasparenza con la riservatezza: non possono pubblicare dati che consentano l'identificazione di pazienti, ma devono essere abbastanza dettagliati da essere utili.

La soluzione è spesso l'anonimizzazione statistica, ma questo riduce la precisione dei confronti.


Il futuro dell’accreditamento: innovazione e semplificazione

Il sistema sta evolvendo.

Il PNRR ha stanziato quindici miliardi per la digitalizzazione sanitaria, e buona parte di questi fondi è destinata a piattaforme di accreditamento e monitoraggio.

L'obiettivo è passare da un sistema di ispezioni periodiche a un monitoraggio continuo basato su dati in tempo reale.

Le strutture invieranno automaticamente indicatori di qualità dal loro programma di gestione, e gli organismi di accreditamento interverranno solo in caso di anomalie.

L'intelligenza artificiale sta entrando nel processo.

Gli algoritmi possono analizzare schemi nei dati clinici per identificare strutture con prestazioni anomale prima che emergano problemi gravi.

Tuttavia, l'uso di queste tecnologie richiede cautela: un sistema mal addestrato potrebbe penalizzare strutture che trattano pazienti più complessi, creando pregiudizi contro i centri di eccellenza.

La semplificazione è un'altra priorità.

Il Ministero della Salute ha avviato un tavolo di lavoro per armonizzare i manuali regionali di accreditamento, creando un insieme di requisiti nazionali con integrazioni regionali opzionali.

Questo dovrebbe ridurre i costi per le strutture attive in più regioni e aumentare la mobilità delle certificazioni.

Una tensione futura sarà tra centralismo e federalismo.

Il Governo ha tentato di rafforzare il controllo centrale attraverso il PNRR, ma le Regioni resistono per difendere la propria autonomia.

Il rischio è un conflitto prolungato tra l'amministrazione centrale e quelle locali, con le strutture private ostaggio di un braccio di ferro politico.


Il futuro della sanità integrata: prospettive e sfide

Le strutture accreditate e convenzionate non sono un semplice annesso del sistema sanitario ma un pilastro essenziale della sua sostenibilità.

Rappresentano il tentativo italiano di armonizzare i vantaggi del mercato (efficienza, innovazione, velocità) con i principi del benessere sociale (universalità, equità, sicurezza).

Il sistema funziona, ma con attriti e inefficienze che necessitano riforme strutturali.

Per i pazienti, la chiave è informarsi.

Verificare lo stato di accreditamento sul sito della Regione, confrontare i tempi di attesa, leggere i resoconti di valutazione quando disponibili.

L'accreditamento non è una garanzia assoluta, ma una solida base di partenza.

Per gli operatori, la strada è quella dell'eccellenza documentata.

Investire nella qualità è necessario ma non sufficiente: occorre saperla comunicare, misurarla e certificarla.

Le strutture che vedono l'accreditamento non come costo ma come investimento di reputazione saranno quelle che sopravvivranno alla prossima decade.

Per i decisori politici, la sfida è bilanciare autonomia regionale con uniformità nazionale, semplificazione con rigore, mercato con diritto alla salute.

Il PNRR offre una finestra di opportunità per modernizzare il sistema, ma richiede volontà politica e capacità di attuazione che la storia recente non ha sempre mostrato.

In un momento in cui il sistema sanitario è sotto pressione per l'invecchiamento della popolazione, la carenza di personale e le risorse limitate, le strutture accreditate e convenzionate rappresentano una risorsa preziosa da valorizzare.

La loro capacità di alleggerire le liste d'attesa, offrire alternative di qualità e sperimentare modelli organizzativi innovativi è indispensabile per il futuro dell'assistenza in Italia.

La vera domanda non è se il sistema funzioni, ma come migliorarlo senza distruggerne i delicati equilibri.

La risposta richiederà dialogo, dati e coraggio politico.